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Arjola e la Coppia dei Sogni. L’Ambrogino all’Italia nuova paralimpica


da La Gazzetta Dello Sport
di Claudio Arrigoni - (7 dicembre 2016)

“E’ un onore, mi lega ancora più a questa città che sento mia”: Arjola Dedaj, albanese di nascita e cittadina italiana, azzurra alla Paralimpiade di Rio nell’atletica, ha ricevuto l’Ambrogino d’oro, il massimo riconoscimento della città di Milano, dal sindaco Beppe Sala. “Qui ho trovato il lavoro, lo sport e anche l’amore”: Arjola, diventata cieca in Italia, ha ritirato il premio accompagnata Da Emanuele Di Marino, anche lui nella Nazionale paralimpica di atletica, suo compagno nella vita, con il quale forma il sodalizio “La Coppia dei Sogni”. Ecco allora la coppia dei sogni come l’abbiamo e si è raccontata a noi di Gazzetta su SportWeek, qualche settimana prima della partenza per la Paralimpiade di Rio, in una intervista aggiornata poi (c.arr.)

In questa storia ci sono pezzi di Albania e Italia, una ragazza che arriva da un gommone e un ragazzo passato da Salerno a Milano per amore. In mezzo c’è lo sport a farli innamorare, con il sogno di un viaggio in Brasile, non a cercare sole e spiagge, ma gare e medaglie. La Paralimpiade di Rio è diventata un obiettivo per Arjola Dedaj ed Emanuele Di Marino. Raggiunto provandoci insieme. Sudando fra palestra e pista. In condizioni diverse.

Arjola è cieca. La vista si è spenta a poco a poco. Ora riesce solo a capire se vi è luce. Il ballo e lo sport che non sono solo hobby: la danza, il baseball e l’atletica a farle vincere campionati italiani e raggiungere i Mondiali. Emanuele ha una disabilità che quasi non si vede, ma crea problemi a camminare e correre. E’ nato con il piede torto, il sinistro girato su se stesso. Anni di operazioni e fisioterapia, come contrappasso la passione per la corsa, lo sprint in testa e la Nazionale conquistata. La loro storia d’amore nasce così, fra una pista e un salto nella sabbia. La “Coppia dei Sogni”: su facebook hanno aperto questa pagina e iniziato a raccontare il loro mondo e la loro voglia di essere a Rio 2016. Insieme.

La Coppia dei Sogni: Arjola Dedaj ed Emanuele Di Marino su SportWeek

Lo sport paralimpico ha fatto incontrare due mondi.

Arjola: “Eravamo in ritiro con la Nazionale. Sento una voce: ‘ Ti va del cioccolato?’ Ecco l’approccio è stato quello, non proprio romantico. Dopo qualche mese siamo andati a vivere insieme”

Emanuele: “Avevo difficoltà a trovare società sportive adatte a me. Ho cercato su internet. Ne trovai una: la Superhabily, a sud di Milano. Mi iscrissi lì. Era la società di Arjola. Ora siamo insieme nella H2 Dynamic Handysport”

Dall’Albania in gommone. Una nuova realtà e la vista che se ne andava.

A: “Sul gommone guardavo in cielo e vedevo le stelle. Vicino non distinguevo chi avevo di fianco. Retinite pigmentosa, me la trovarono a tre anni. I primi occhiali, ma non servivano. A venti anni li odiavo, erano inutili”

Era il 21 dicembre del ’98, da allora la vita è cambiata.

A: “Totalmente. Mamma era già in Italia, vicino Milano. Avevo 17 anni. Ero con papà e mio fratello. Cinque ore di cammino nei campi, Lecce e poi Abbiategrasso. Non mi sono più mossa”

Nascere con il piede torto. Ospedale e medici come compagni da subito.

E: “E’ vero, una malformazione grave, anche se ad alcuni non sembra. Il gesso sino a sette mesi, poi la prima operazione. Ancora un anno di gesso e nuovo intervento, i ferri per tenermi in asse, tre anni di fisioterapia per imparare a camminare. Avevo percezione del corpo, ma non capivo che faceva la gamba sinistra”

Cecità, difficoltà a camminare, piede rovesciato. C’è chi pensa: ‘Hanno altri problemi, lo sport non interessa’.

E: “Invece è il contrario. Hai voglia di mettere alla prova il tuo corpo. E lo fai divertendoti. Devo tanto a mia mamma Antonella e mio papà Raffaele: sono laureati in scienze motorie, amano l’atletica”

A: “E’ normale fare sport. Ora faccio atletica, ma poi vorrei riprendere con il baseball. Quello per i ciechi è bellissimo. Facevo solo corsette e palestra prima di scoprirlo con il Gruppo Sportivo Non Vedenti di Milano. Ho partecipato a dieci campionati e vinto sei scudetti con i Tuoni, una delle due squadre milanesi. Che ricordi i derby con i Lampi al Kennedy, un campo storico”

Il vostro è un amore paralimpico.

A: “Abbiamo sperimentato segni nostri, solo per noi. Tenendoci per mano e toccandoci le dita. Per spostarsi per esempio. Nessuno si accorge che Ema mi dà segnali”

E: “Condividere tutto non è noioso per noi, anzi. Abbiamo tanto in comune: esigenze, orari, alimentazione. Anche l’amore per gli animali: viviamo con due gatti, Shelly e Dafne”

Farlo insieme aiuta anche a conciliare meglio gli impegni.

E: “Viviamo a Milano da quasi tre anni e ci alleniamo a Cernusco, appena fuori, grazie al supporto di Enjoy Sport, che ha strutture adatte anche a chi ha disabilità. Se non ci allenassimo insieme ci vedremmo proprio poco”

A: “Ho fatto la babysitter e l’operaia. Smistavo scatole colorate, non distinguevo i colori. E l’aiuto cuoca: in quei tre anni imparai la cucina a memoria. Ho frequentato un corso di computer all’Istituto dei ciechi a Milano e ora lavoro all’Allianz Assicurazioni, che mi dà un grande aiuto. Grazie a Ema metto insieme i vari pezzi”

Vivere insieme vuol dire condividere anche la disabilità dell’altro.

E: “Sono molto disordinato. All’inizio non capivo che mettere l’olio sempre allo stesso posto era essenziale per Arj. L’ordine è indispensabile. Mi ha sorpreso per come è brava in cucina, specie nei dolci”

A: “Ema è un po’ i miei occhi, si è anche abituato a raccontarmi scene ed espressioni dei film in tv o al cinema”

E: “La cosa più difficile è stato quando siamo andati a vedere Lo Schiaccianoci. Non capisco nulla di balletto. Mi chiedeva: ‘Che fanno?’ E io: ‘Ballano’ Insomma, sono stato un disastro”

Arj è anche ballerina. Potreste danzare insieme. O correre insieme, visto che serve la guida.

A: “Faccio danze standard. Ho vinto campionati italiani e partecipato anche ad Albania’s Got Talent”

E: “Sono una catastrofe a ballare. Facciamo le stesse specialità nell’atletica, 100 e 200 metri, Arj poi anche salto in lungo, ma lì c’è il richiamo dell’allenatore sul punto di battuta. Qualche volta sono stato la sua guida, ma è difficile. Al Mennea Day corsi i miei 100, poi li feci con lei come guida, poi i miei 200 e di nuovo con lei. Ero distrutto”

Si guardava a Rio2016. E ora a Londra prima, per i Mondiali, e a Tokyo poi, per la Paralimpiade 2020.

A: “Venivamo entrambi da infortuni, è stata dura, ce la abbiamo messa tutta. ‘La Coppia dei Sogni’: che bello poterci essere stati insieme. Sì, un sogno”

Claudio Arrigoni

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