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Baseball

AIBX, intervista con Mario Tempesta “Il Tessitore”


da Baseball Mania
di Matteo Comi - (25 luglio 2014)

Tanto compassato e sognante fuori dal diamante quanto meticoloso ed adrenalinico in partita. In queste poche parole si riassume la personalità del numero 14 dei Thunder’s Five Milano, Mario Tempesta. Il suo ruolo nella corazzata meneghina è stato per anni quello di spalettatore di terza ma anche quello di uomo sul monte. Nell’ambiente è conosciuto, come “Il Tessitore”, appellativo da lui scelto per autocelebrare le proprie doti strategiche. Mario, infatti, ha saputo stupire il pubblico anche quest’anno annunciando il suo ritiro all’indomani della finale del Campionato Italiano di Baseball per ciechi 2014 nel quale ha dovuto di nuovo rendere onore ai Lampi Milano che hanno trionfato a scapito dei suoi amati Thunder’s Five Milano. Prima di appendere il guantone al chiodo ha deciso di consegnare alla nostra testata qualche suo originale pensiero.

D. : “Mr Tempesta ci proponga un suo sintetico autoritratto”.

R. : “Sono nato a Lainate in provincia di Milano nel marzo del 44. I miei genitori si trasferirono dal capoluogo lombardo per evitare i bombardamenti”.

D. : “Perchè tra tutti gli sport proprio il baseball?”.

R. : “Alla fine della guerra rientrammo nella casa di Milano e precisamente in via canonica, dove su un campo, che altro non era che uno spiazzo ripulito dalle macerie, giocavano a baseball. La squadra si chiamava “Leprotti” e qui inizia la mia passione per questo sport bellissimo”.

D. : “Ci può raccontare il suo primo incontro con il mondo del Baseball A. I. B. X. C. ?”.

R. : “Sono arrivato all’A. I. B. X. C. un po come tutti, incontrando amici ed ex giocatori. Mi raccontavano di questo baseball per non vedenti e prima per curiosita poi per piacere sono entrato a far parte dei tuoni”.

D. : “Ci da un suo pensiero su Alfredo Meli, uno dei padri del baseball per ciechi?”.

R. : “Meli l’ho conosciuto poco come giocatore,avendo io giocato in A solo 3 anni ma dopo essere arrivato all’A. I. B. X. C. ho avuto modo di conoscerlo bene apprezzarlo come responsabile di questo sport, come uomo e compagno. Una persona, veramente, speciale”.

D. : “Ci parli del suo esordio tra le fila dei Thunder’s Five Milano?”.

R. : “Non ricordo esattamente l’esordio nei T5 ma ricordo la grande emozione nello stare in campo con loro e una tensione, forse, superiore a quella di quando giocavo”.

D. : “Lei è stato tra i protagonisti insieme a Lorenzo De Regny, Angelo Novali e Daniele Crippa dei numerosi trionfi dei Thunder’s Five Milano. C’è una partita che è rimasta maggiormente impressa nei suoi ricordi?”.

R. :”Qui è facile, la vittoria del sesto titolo italiano contro i Bologna White Sox anche perchè i felsinei erano veramente una formazione fortissima, ne venne fuori una delle piu’ belle partite in assoluto”.

D. : “Da tre stagioni i Thunder’s Five Milano non riescono a riconfermarsi al vertice del Campionato Italiano. Che cosa pensa abbiano avuto La Fiorentina B. X. C. nel 2012 e I Lampi Milano nel 2013 e 2014 in più rispetto a voi?”.

R. : “Si è vero 3 sconfitte nelle ultime 3 finali ma in circostanze molto differenti. Nel 2012 avevamo di fronte una motivata Fiorentina B. X. C. e per cause di forza maggiore si decise di non giocare due partite ma un game secco. Io ritengo quella coi gigliati l’unica vera sconfitta, mentre attribbuisco i fallimenti del 2013 e del 2014 contro i Lampi Milano non tanto ai miei giocatori quanto al continuo cambiare i regolamenti anche all’ultimo con decisioni che non mi hanno mai trovato favorevole in quanto sono fermamente convinto che le finali debbano essere sempre a 3 partite! In ogni caso un saluto e un bravissimi ai giocatori e agli allenatori dei lampi per il secondo titolo italiano”.

D. : “Per tornare alla più stretta attualità. Che cosa ne pensa della formula del Tie Break?”.

R. : “La formula del Tie Break dovrebbe esserci nelle partite di campionato, perchè nel baseball non esiste il pareggio, dunque, deve sempre esserci un vincitore”.

D. : “Qual’è per lei la giusta formula per la finale scudetto?”.

R. : “Il titolo italiano si deve sempre assegnare al meglio delle 3 partite”.

D. : “Lei ha da poco annunciato ufficialmente il suo ritiro. Quali correttivi si sentirebbe di proporre all’A. I. B. X. C. per migliorare questo spettacolare sport?”.

R. : “Si mi ritiro perchè si è rotto il filing con i miei compagni allenatori non certo con i giocatori che stimo e ai quali voglio anche bene,e chiedo scusa per non essermi fermato alla cena. Detto questo alla federazione vorrei suggerire, oltre quanto detto relativamente a Tie Break e tipologia di finale, l’introduzione della battuta di 2 basi visto che ora c’e’ l’arbitro che segnala il HR. Io penso che sarebbe sufficiente munirlo di un doppio metro così

da permettergli di verificare che la palla ferma e morta sia entro i 2 mt semplice no! questo per differenziare battitori potenti da battitori di velenose”.

D. : “Di tutti i giocatori che ha allenato o contro i quali ha giocato ce ne è uno che ricalca il suo modo di giocare?”.

R. : “Tutti i giocatori sono uguali e meritano la stessa considerazione e rispetto da parte degli allenatori. Per rispondere alla tua domanda dico Cristiano Tedoldi detto Tato: forte, leale e sempre a disposizione della squadra”.

D. : “Che cosa le resta di questa esperienza con ragazzi e ragazze con disabilità visiva?”.

R. : “quella di aver conosciuto tanti ragazzi e ragazze veramente eccezionali, e con una voglia di migliorarsi straordinaria. per me una vera lezione di vita chi mi ha lasciato un ricordo bellissimo che porterò con me tutta la vita”.

Matteo Comi

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