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Baseball

Intervista coi campioni: Alfonso Somma degli AllBlinds Roma


da Baseball Mania
di Matteo Comi - (10 febbraio 2014)

Coriaceo, meticoloso e trascinatore. Prendete queste tre caratteristiche mescolatele insieme e otterrete l’essenza di colui che ci onora della sua presenza per incominciare il nostro nuovo anno di interviste. Per coloro che non l’abbiano ancora capito stiamo parlando di Alfonso Somma, leader assoluto della Roma AllBlinds vincitrice della coppa Italia 2013 di Baseball per ciechi. Il numero 99 giallorosso è soprannominato il Talpone e nel 2013 ha compiuto i 10 anni di carriera in questo sport.

D. : “Ci racconta il suo primo contatto con il mondo del Baseball per ciechi?”.

R. : “E’accaduto nel 2003, frequentavo il corso di formazione all’Istituto Francesto Cavazza di Bologna. A Roma praticavo atletica leggera e, per tenermi in allenamento, mi ero messo alla ricerca di una guida , di un gruppo sportivo che mi permettesse di allenarmi nel mio sport. Non riuscii nell’intento e, parlandone in giro, alcuni ragazzi che frequentavano il Cavazza mi dissero di praticare il baseball e che, se avessi voluto, avrei potuto provare partecipando agli allenamenti. Non conoscendo il baseball, se non attraverso qualche film, e, tantomeno quello giocato da ciechi, ero incuriosito sempre di più dalle risposte entusiaste ai miei quesiti da chi ci si allenava, lo giocava in partite ufficiali andando anche in trasferta svegliandosi al mattino presto, di domenica, per tornare, stanchi morti, reduci da una vittoria o da una sconfitta ma pieni di entusiasmo. Marco Ferrigno era uno di loro. E, sulle ali di quell’entusiasmo, decisi di provare il “Batti e corri” dei talponi!”.

D. : “Ci da un suo pensiero su Alfredo Meli, uno dei padri del baseball per ciechi?”.

R. : “E lì, in un campetto da baseball, al mio primo approccio al bxc, che incontrai Alfredo Meli. Insieme ad altri spiegava il da farsi, dettava i tempi, dispensava consigli su movimenti e gesti tecnici, con fare cordiale ma determinato. Nel presentarsi, con un’avvolgente stretta di mano, mi disse:” “Alfonso, benvenuto!” Ed alla conclusione dell’allenamento:” “Alfonso, questo non è uno sport semplice ma se ti piacerà, ti divertirai a giocarlo!”.
Mi resi conto che, col passare del tempo, aveva ragione! Rendere semplice ciò che è complesso, un argomento, un’esperienza vissuta, la lettura di una partita, un evento naturale, non per banalizzare ma per goderne a pieno e renderne partecipe gli altri senza l’obbligo di convincere ma di condividere ciò che per lui aveva valore.
Profondo conoscitore di quello che era stato ed era il suo gioco, partendo da un’intuizione geniale, è riuscito a destrutturarlo e, con metodo scientifico, ricostruirlo in una forma adatta alla fruizione da chi, privo della vista, non poteva giocarlo, con la stessa essenza curandone anche l’estetica.
Credo che dare la possibilità a chi non lo conosce, di giocarlo e di appassionarcisi, è e sarà il ricordare Alfredo meli”.

D. : “Lei nel 2003 ha mosso i primi passi nel baseball A. I. B. X. C. con i Thunder’s Five Milano. Cosa ricorda del suo esordio?”.

R. : “Dopo pochi allenamenti, fu proprio Alfredo a dirmi che , se avessi voluto, avrei potuto iniziare a far parte di una squadra. Mi fu proposto d entrare nelle fila del Milano Thunder’s Five, una delle quattro compagini che, allora, si affrontavano nelle competizioni dell’AIBXC.
Accettai e, mi ritrovai in una domenica di primavera a milano a giocare la mia prima partita.
Ricordo la calorosa accoglienza dei compagni e del, già all’epoca, Capitan Cusati, , la consegna della divisa da indossare, la notizia che avrei giocato fin dall’inizio ed, in difesa, con il ruolo di terza base.
Ed in campo poi, esordio con l’applauso di rito, la mia tensione nel box di battuta in un silenzio che è soppiantato dal suono delle basi che cerco di raggiungere correndo il piùveloce possibile, la mia passione di sempre, in piena libertà e la gioia di una base conquistata.
I tentativi, spesso maldestri, di difendere palle che sembravano arrivare senza soluzione di continuità, con l’incoraggiamento dei compagni ai quali chiedevo spesso lumi sull’andamento della partita che, alla fine, perdemmo”.

D. : “Dopo una stagione alla Fiorentina nel 2004, ha militato dal 2005 al 2008 nella CVinta Ravenna con la quale ha conquistato uno scudetto nel 2007 contro i Thunder’s Five Milano. Quali ricordi conserva di questo periodo?”.

R. : “Terminato il periodo di permanenza a Bologna, rientrato a Roma, approdai alla Fiorentina, un anno in cui approfondii molti aspetti di questo sport dentro e fuori il diamante.
Nel frattempo, alcuni giocatori di altre squadre, amici del periodo bolognese, solleticati dall’idea di ampliare sempre più il movimento del baseball, diedero vita ad una quinta squadra, la Cvinta Ravenna appunto, e fu colpo di fulmine!
Eravamo giovani, talentuosi e atleticamente preparati, ma anche un po’ scapestrati! … capaci di alternare prestazioni esaltanti a rovinose sconfitte possibilmente anche nella stessa giornata.
Più coesi come amici che come giocatori, probabilmente non riuscivamo a convogliare il nostro agonismo individuale in uno spirito di squadra in cui non prevalesse il narcisismo su un gioco più concreto, soprattutto in situazioni semplici o di vantaggio e non solo in quelle di emergenza; gli addetti ai lavori sostenevano che “potenzialmente” eravamo la squadra più forte ma, riuscivamo a dimostrarlo in partite estreme, in inferiorità numerica e in svantaggio per manifesta superiorità, ribaltandone l’esito ma amministrare il gioco, mantenere la calma , non avere paura di “vincere facile”, ci riusciva meno!
Un paio di stagioni trascorsero e il nuovo staff tecnico/manageriale, con a capo mr Cesare Ghelfi, lavorò molto su questo aspetto, sul carattere dei singoli, sugli atteggiamenti in campo nel rispetto reciproco, e sulle energie fisiche e mentali che bruciavamo inutilmente da utilizzare nelle sole fasi di gioco.
provammo ad attuare i suoi consigli, cercando di fondere i rapporti d’amicizia, più o meno profonda, con un’identità di squadra, sfruttando le occasioni di incontro anche per allenarci; non era necessario un vero campo da baseballl, un prato di Bologna o dintorni bastava! Tutto questo lavoro cominciò a dare i suoi frutti, nel 2006 conquistammo la Coppa Italia ed il Torneo di fine stagione.
L’anno successivo, in campionato,arrivammo primi in classifica a meno di tre punti dalla seconda, i Thunder’s, che incontrammo in finale. Non presi parte a quella finale, tornando da Milano in treno reduce da un campionato italiano assoluto di atletica leggera in cui ottenni il minimo nei 100 mt che mi garantiva una partecipazione ad un mondiale, diretto a Bologna per raggiungere la mia squadra con l’eventualità di apportare il mio contributo nel caso in cui fosse servito.
In costante collegamento telefonico con il dugout, nel raggiungere Casteldebole mi arrivò la notizia che eravamo Campioni d’Italia .
mi presentai con lo champagne!
A dir il vero, quella partita l’avevo vissuta comunque attraverso quella che era la mia squadra!”.

D. : “Lei è attualmente Capitano ma da sempre anima e cuore della Roma AllBlinds. Come è nata questa avventura?”.

R. : “Nel 2006 partecipavo,con molti altri atleti che praticavano discipline per non vedenti ad uno scambio culturale e sportivo a l’Havana, Cuba. Nel programma delle attività da svolgere, il baseball per ciechi veniva recepito da quasi la totalità dei miei compagni come una novità! Non riuscivo a credere che inventato, sviluppato e giocato in Italia ed introdotto a Cuba dall’AIBXC pochi anni prima con un viaggio ad hoc, fosse semi sconosciuto a Roma e nel Lazio!
Incominciai a pensare che, prima o poi, si sarebbe dovuto trovare un modo per diffonderlo e dare la possibilità di giocarlo anche dalle mie parti!
Poi, sull’onda dei successi con la Cvinta, maturai l’idea che si poteva, appoggiato dall’ AIBXC, cercare di gettare le basi per dar vita ad un movimento a Roma che portasse alla creazione di una nuova squadra.
Il primo allenamento dimostrativo, sotto l’egita dell’AIBXC,si tenne sul campo di Rebibbia nel maggio 2008; fu il risultato di un lavoro portato avanti assieme A Fabio Azzaro, sostenitore del progetto nell’ambiente del baseball romano, e del mio gruppo sportivo, Polisportiva UICI Roma, nel ricercare supporto loggistico, tecnici e potenziali giocatori e giocatrici .
Gli allenamenti ebbero un seguito, il gruppo raggiunse un livello tale da poter essere inserito, dapprima, nelle squadre partecipanti alle competizioni della Coppa Italia 2008 ed al Campionato Italiano 2009, per poi arrivare alla fondazione dell’allora Roma BXc, debuttando in Coppa Italia.
Il resto è noto”.

D. : “Nel 2013 con la Roma AllBlinds è riuscito a raggiungere prima le Semi-Finali del campionato in Giugno e a conquistare la Coppa Italia il 15 Settembre sbaragliando tra Semi-Finali e Finale entrambe le compagini milanesi. Qual’è il segreto di questa stagione da incorniciare?”.

R. : “Forse, all’origene è stata la disfatta della Coppa italia del 2012.
Un gruppo promettente che fino ad allora si era espresso a buoni livelli, con prospettive di miglioramenti, scendeva in campo senza grinta, giocando un baseball involuto, approcciando alle partite, probabilmente, con la presunzione che il sacrificio, il mettersi in discussione, il rispetto dei ruoli ed il senso di appartenenza fossero elementi da poter interpretare secondo il proprio giudizio, in una sorta di autogestione.
Facendo tesoro di questa analisi , testata la volontà di tutti di proseguire l’avventura, abbiamo fatto tutti, giocatori, assistenti e tecnici, un passo indietro. Riprendemmo la preparazione invernale su una base di regole condivise, dalla comunicazione interpersonale ad una ridefinizione dei ruoli all’interno dello staff tecnico che potesse semplificare modalità di allenamenti, organizzazione delle trasferte, e lo svolgimento, in campo, delle partite.
Il rientro di Matteo Salandri e l’arrivo di Daniela Pierri ci hanno permesso, poi, di affrontare l’intera stagione potendo contare su alternative , in passato impensabili, stimolando tutti gli altri a conquistarsi uno spazio in squadra.
Abbiamo affrontato il campionato senza alcun obbiettivo se non quello di giocare un baseball all’altezza della nostra preparazione, togliendoci anche delle belle soddisfazioni, una partita alla volta, il risultato è stato quello di arrivare a giocare una semifinale.
Da lì,si cominciò a pensare , ad una pianificazione per la seconda parte della stagione e poter affrontare la Coppa Italia puntando alla finale”.

D. : “Che cosa ha pensato in Semi-Finale dopo che al termine della quarta ripresa d’attacco per i Lampi Milano il punteggio era di 7 a 1 a favore dei giocatori di Mr Giurleo?”.

R. : “La semi finale che stavamo giocando ce l’eravamo meritata, anzi strameritata! Certo affrontare i neo Campioni d’Italia ed essere sotto così pesantemente poteva facilmente indurre a “gettare la spugna”. Però cos’ì non è stato!
Personalmente,come spesso mi accade, ho continuato a giocare conscio della realtà ma senza fare troppi calcoli o sperare in eventi eccezionali. Senza perdere la testa, azione dopo azione, non lasciavamo nulla di intentato. Una faticosa risalita che iniziava a innervosire gli avversari, troppo sicuri,forse, del proprio vantaggio.
C’è stata la rimonta ed il sorpasso, abbiamo guadagnato la finale compiendo un’impresa eccezionale”.

D. : “Nella Finale di Coppa Italia tutti vi davano per stanchi e logori dalla impresa realizzata in Semi-Finale ma al contrario siete stati in grado di sfoderare una prestazione quasi perfetta rimanendo sempre in vantaggio per tutto il game. Qual’è stato il vostro segreto?”.

R. : “i Thunder’s, i pluricampioni, protagonisti di tante finali, con giocatori esperti in tutti i ruoli e che, nella nostra breve storia, non èravamo mai riusciti a sconfiggere.
La nostra prova di carattere nella semi finale ci aprì la mente,realizzare che affermare il proprio gioco e non emulare quello degli altri era espressione di un’identità sportiva che poteva reggere qualsiasi tipo di prova. La peculiare conoscenza della forza degli avversari, che ci aveva sempre intimoriti, in gara veniva sfruttata a vantaggio di una consapevolezza di poterla arginare;concentrati sulla partita ed alleggeriti, dai tecnici, dal dovere categorico di vittoria ad ogni costo, ci esibimmmo in una prestazione in cui dimostrammo di essere i migliori”.

D. : “Accanto a voi giocatori non si può non riconoscere il merito della realizzazione di queste imprese sportive anche a Marco Corazza, Fabio Azzaro, Alberto Nardecchia e Aldo Signori. Cosa si sente di dire ai componenti del vostro favoloso staff?”.

R. : “Sì, come il roster, ci possiamo fregiare di uno staff tecnico eterogeneo con competenze tecniche e con un bagaglio personale sportivo ed umano a cui va attribuito piu di un merito!
A Fabio Azzaro non posso non riconoscere la capacità di aver creduto ad un’idea e di aver gettato le basi affinché il sogno da me raccontato, una squadra a Roma, potesse prendere forma;
a Marco gli riconosco una vitalità coinvolgente, il saper essere serio e faceto all’occorrenza, mediatore infaticabile fino a che non si entra in diamante, poi ognuno a ricoprire il proprio ruolo;
Ad Alberto la presenza costante in allenamento, in dugout, in partita, in trasferta e anche là dove pensi che non ci sia, senza rendersi mai protagonista;
ad Aldo, non solo gli insegnamenti tecnici e tattici ma, soprattutto, il saper trasmetterci valori sportivi come il senso di appartenenza alla squadra, il rispetto dell’avversario, della classe arbitrale che non può prescindere da quello per la propria divisa.
Non posso non menzionare il prezioso lavoro svolto in questi anni, in qualità di assistenti al gioco, da Susanna Campati e da Antonio Bassani e, quello di seconda base, da Marta Mastrantonio,da quest’anno nello staff tecnico”.

D. : “Lei è solito giocare in Terza base ma in qualche partita di intergirone ha ricoperto qualche altro ruolo sul diamante. Ci riassume il percorso che l’ha portata a ricoprire questa posizione in campo?”.

R. : “Fu il primo ruolo che ricoprii, possiamo dire che sono nato e cresciuto, anche nelle altre squadre, come terza base. In alcuni periodi per esigenze varie ho giocato come esterno sinistro e centro, si confidava nella mia velocità di movimento e lancio lungo.
Anche negli ALL BLINDS, come giocatore più esperto, vengo utilizzato quasi sempre, sulla linea interna salvo eccezioni per strategia difensiva”.

D. : “Tra le vostre fila c’è un giovane che ha saputo, nonostante la sua giovane età, affermarsi, come rivelazione nella vostra sorprendente stagione risultando decisivo nella Finale di Coppa Italia e arrivando anche a vincere l’HR derby e il premio, come M. V. P. dell’All-Star-Game. Mi riferisco a Federico Bassani. Un suo giudizio su questo ragazzo?”.

R. : “Se io ne sono, da sempre, anima e cuore, posso affermare che Federico è figlio di questa Roma!
Se aveva cercato di farsi comprare, in un negozio di articoli sportivi, una mazza ed una pallina da baseball di plastica, lo stesso giorno in cui la mia mail di appello per il primo allenamento capitolino, giungeva a casa Bassani,vorrà dir pure qualcosa? Sì, che era un predestinato!
Giocatore fin dall’età di 12 anni, il più giovane nel BXC, è cresciuto insieme alla squadra, forse in altezza anche di più… un talento naturale che con passione ha sempre cercato di migliorare mettendosi sempre al servizio della squadra, rispettoso dei ruoli, consapevole che la sola prestanza fisica non può bastare per essere un campione. Lui è sulla strada buona per diventarlo”.

D. : “Nel rinnovare i complimenti per l’ottimo lavoro da lei svolto fin’ora a Roma le chiedo, dunque, quali sono le sue prospettive per la stagione 2014 ormai alle porte?”.

R. : “in prospettiva, vedrei positivamente l’inserimento in organico di nuovi potenziali giocatori e/o giocatrici con la possibilità di continuare ed intensificare i programmi di allenamento, in modo da giungere alla stagione con una preparazione atletica e tecnica alla pari.
Come sosteneva Alfredo Meli, questo sport “non è facile” da giocare e se non si è preparati fisicamente i gesti tecnici, con la stanchezza, diventano ancora più difficili ed il gioco ne è penalizzato”.

Matteo Comi

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