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Baseball

Il baseball è anche per i ciechi. Fra Leoni e Tigri, Lampi e Tuoni (il derby milanese al glorioso Kennedy)


da Gazzetta dello Sport
di Claudio Arrigoni - (23 marzo 2013)

Sono un’ottantina, e con loro poi ci sono circa fra guide e allenatori.

Caratteristica: non ci vedono (ciechi).

O ci vedono pochissimo (ipovedenti).

Per questo, tutti devono indossare una mascherina, in modo che non ci siano differenze fra i giocatori.

Perché stiamo parlando di uno sport bellissimo, fra i più belli giocati da non vedenti, che in Italia è stato adattato nella maniera migliore, il baseball.

Neanche negli Stati Uniti sono stati capaci di scegliere regole e studiare possibilità per far sì che anche chi non vede possa giocare e anche in modo molto spettacolare.

Tanto che negli States stanno cercando di importarlo, la versione che praticano là, detta “beep baseball” è solo lontanissima parente del baseball.

E’ finito anche sul New York Times, dopo un articolo con video dal sito web di Corriere della Sera, lo scorso anno.

Una delegazione italiana fu invitata negli Stati Uniti.

Sarebbe meraviglioso che il baseball per ciechi (abbreviato BxC), che ha una propria associazione in Italia, arrivasse magari alla Paralimpiade.

E’ iniziato il campionato, XVII edizione, con squadre divise in due gironi, Est (Leoni Firenze, campioni d’Italia, All Blinds Roma, Cvinta Ravenna e White Sox Bologna) e Ovest (Thunder’s 5 e Lampi Milano, Patrini Malnate, Tigers Cagliari).

Le prime due di ogni girone disputeranno la fase finale, in giugno a Bologna.

Regione con il maggior numero di squadre è la Lombardia (domani dalle 10.30 al primo pomeriggio il derby milanese al Kennedy fra i Lampi, vittoriosi 5-6 e 7-8 nella prima sfida sul diamante di Iglesias con i Tigers Cagliari, e i Thunder’s 5, storica formazione all’esordio in questo torneo) con tre formazioni.

Il baseball per ciechi è nato a Bologna, risultato di un’idea sviluppata da un gruppo di ex giocatori degli anni 60’ e 70’ della Fortitudo – Montenegro.

Dopo circa due anni di sperimentazioni su spazi, tempi, modalità ed attrezzatura, il 16 ottobre 1994 sul Diamante Rino Veronesi di Casalecchio di Reno (BO) è stata giocata la Partita Originale di sette riprese conclusasi con il risultato: Red Sox 15 – White Sox 11.

Le regole sono sostanzialmente quelle del baseball tradizionale con alcuni adattamenti, che non gli fanno però perdere spettacolarità.

Le squadre sono composte da cinque giocatori ciechi e da uno vedente.

A quest’ultimo si unisce, nella fase di difesa, un altro vedente con funzioni di assistenza.

I due, nella fase di attacco, fungono da suggeritori.

“Non potendo lanciare la palla a un giocatore cieco, il battitore – ha ben spiegato Lorenzo de Regny, ex campione dell’Europhon di Milano, gloriosa squadra meneghina degli anni ’60, ora consigliere Aibxc e direttore sportivo delle due squadre milanesi, al Corriere – tiene la palla con la mano sinistra e la mazza nella mano destra.

Ha tre tentativi per battere e se la palla è buona (cioè batte a terra e supera la linea seconda/terza) comincia a correre.

Non verso la prima base che è sonora e che emette un suono costante.

Ma direttamente verso la seconda dove è posizionato un compagno vedente che batte le mani con delle specie di nacchere sempre più forte mano a mano che il giocatore si avvicina in corsa alla base.

Poi avanza in terza base sempre con l’ausilio di un clacson sonoro operato da un assistente fino a segnare il punto”.

Uomini donne giocano insieme.

“Nel derby ci saranno sei ragazze, equamente divise.

Sarà divertente, per chi vorrà venire al Kennedy, sperando che il tempo regga”, dice Francesco Cusati, capitano dei Thunder’s 5 e presidente del Gruppo Sportivo Non Vedenti di Milano.

Claudio Arrigoni

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