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Angela Bellarte e lo sport: li ha provati tutti, poi ha scelto lo showdown


da Superabile
- (19 dicembre 2011)

"Quando non vedi, hai solo 10 possibilità da cogliere, e cerchi di non fartene sfuggire neanche una", dice con saggezza Angela Bellarte, che, quando ci vedeva, amava creare, disegnare e dipingere. Oggi, a 44 anni, punta tutto sul tavolo a sponde ricurve e, se dovesse esprimere un desiderio, vorrebbe rifare uno dei suoi adorati cruciverba

ROMA - "Fino a 20 anni - dice- ero un'eremita. Passavo il mio tempo in solitudine, dipingevo la ceramica, adoravo disegnare, plasmavo statue di argilla e scrivevo. Sulla carta, il materiale che adoro". Erano gli anni in cui Angela Bellarte, lombarda di Sesto San Giovanni, il posto dove oggi ancora vive, vedeva bene come un'aquila. Poi, l'ha colpita la stessa sindrome che affliggeva il padre e l'aveva reso cieco a soli sei anni, quella di Stickler. "Un po' lo temevo - racconta Angela-, so che è una malattia genetica ereditaria, ma dal temerlo al contrarla, è tutta un'altra cosa". E' un male subdolo, questo morbo di Stickler, che può attaccare organi diversi: naso, orecchie, faccia. E gli occhi, come è stato per padre e la figlia. Un dramma che ha Angela ha affrontato con la fierezza, la fermezza, la concretezza di una persona già adulta.

"Ho dovuto riorganizzarmi. Cambia tutto, nella vita di tutti i giorni, tutto sembra insormontabile". Ma tutto acquista anche una valenza diversa, uno spessore unico. Per esempio, è stata costretta ad uscire dal bozzolo, Angela, a mettersi in gioco e stare insieme agli altri. Per esempio, ai compagni del GS Non Vedenti Milano, il suo gruppo sportivo, dove pratica showdown ad alti livelli. "In loro ho scoperto un gruppo formidabile. Ti travolgono di entusiasmo, ti coinvolgono in cento iniziative, non ti fanno sentire mai sola". Lo showdown, in qualche modo, Angela l'ha tenuto a battesimo: "Era arrivato in Italia da soli due anni, nessuno lo conosceva. E quando ho cominciato io, la fase era ancora del tutto sperimentale. Bisognava inventarsi tutte le figure, i ruoli".

Non vedente, ma piena di talento, Angela dopo soli due mesi di colpi alla pallina sonora con la paletta, sul tavolo a sponde ricurve, si mette al collo il titolo italiano. "La fortuna del principiante, ho pensato - racconta-, poi è successo di rivincere l'anno successivo. Quindi non era solo fortuna". Altroché, era stoffa di qualità, in uno sport dove è difficilissimo coordinare movimenti e udito, dove le palline volano a velocità supersoniche e se colpiscono fanno malissimo, dove si indossano guanti imbottiti di lattice per proteggersi e la barriera che taglia trasversalmente il tavolo nel centro, è alta circa 80 cm, per schermare il viso. "Nello showdown ci sono tanti modi di giocare: c'è quello più tattico, più istintivo, più potente. Il mio gioco non è veloce, non sono molto reattiva per natura, quindi punto molto sulla precisione e sulla difesa, visto che la prima regola è non prenderle". Poi, "Poi è tutto un gioco di sensibilità - continua Angela-, ma all'inizio c'è bisogno di un coach che ti indirizza, che ti dice come impostare il colpo, come impugnare la paletta, che ti aggiusta la presa e ti indica l'angolazione del tiro. Poi pian piano ti spiega anche la funzione degli angoli, la traiettoria dei rimbalzi sulle sponde, altrimenti non potrai mai costruirti uno schema mentale di gioco".

Nemmeno si può dire, nel caso di Angela, che abbia sviluppato, al posto della vista, un udito micidiale, perché un'otite in tenera età ne ha compromesso la piena funzionalità di un orecchio. Ma tant'è, oggi Angela è tra le migliori espressioni di questo sport che si è sviluppato massicciamente a Milano, con 9 atleti che gareggiano a livello internazionale, ma sta crescendo molti nuovi campioni anche a Bologna, Torino, Firenze. Al sud siamo ancora molto indietro, ma è anche una questione di opportunità geografiche: "Il cuore di questa disciplina - conferma Angela-, batte in Europa centrale e del nord, sicuramente. E per noi che siamo a Milano è molto facile andare ad Helsinki a fare un torneo, rispetto a chi vive in Sicilia, ad esempio. E comunque anche noi cresciamo se ci sono tante e tante ore di allenamento sulle braccia, tanti confronti con quelli bravi, che sono appunto olandesi, finlandesi, svedesi. E gli sloveni, che sono pazzeschi".Tutto questo tempo, Angela, che lavora in segreteria di redazione di una famosa testata giornalistica, non ce l'ha. Anche perché si divideva, fino a poco tempo fa, tra arrampicate sportive, equitazione, pattinaggio sul ghiaccio, baseball per ciechi, attività subacquea. "Ora confesso che mi concentro solo sullo showdown, che è uno sport che fa stare molto insieme agli altri, e sulla palestra, ma posso testimoniare che ho imparato moltissimo da tutti gli sport che ho praticato. Tutti mi hanno sviluppato delle potenzialità che non sospettavo. Succede così, che quando vedi non fai nulla perché potresti fare tutto e paradossalmente non scegli. Quando non vedi, hai solo 10 possibilità, e cerchi di non fartene sfuggire neanche una, come ho fatto io".

C'è una cosa che ad Angela manca tremendamente della vita di prima, oggi che ha 44 anni e conosce tutti i segreti di una vita al buio, compreso come si fa a leggere anche tre libri a settimana con le sintesi vocali o l'MP3 ed il braille, ed è una cosa banalissima: le parole crociate, o scribacchiare e abbozzare un disegno sul foglio di carta. "Vero, posso farlo sempre, ma non è la stessa cosa, se non posso vedere ciò che la mano crea". E' vero, lo sa qualsiasi artista che i sensi, tutti insieme, si sublimano e moltiplicano le emozioni. Oggi sono gli altri ad emozionarsi, guardandola china sul tavolo da showdown a lanciare proiettili. (a cura del Cip)

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E noi, proprio noi, non solo vediamo il mondo, ma lo guardiamo dai campi di sci sulle montagne più alte, dalle barche a vela su laghi e mari profondi, dai rettangoli di equitazione, dai diamanti di baseball e dai poligoni di tiro con l'arco, dalle piste di pattinaggio e dai circuiti di atletica, e ancora non abbiamo finito!
Non ci servono occhiali per vedere questo mondo meraviglioso, lo vediamo attraverso lo sport!

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