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Il grande sogno


da Luce Su Luce
di Francesco Cusati - (30 aprile 2010)

Paralimpiadi di Vancouver 2010

La voglia di vincere, la grinta, la rivalità, sono presenti in tutti gli sport agonistici. Le Paralimpiadi non fanno eccezione e, anche se questi valori appaiono meno esasperati, la medaglia rimane il grande sogno di tutti, atleti disabili o meno.

È calato da poco il sipario sulla Decima edizione delle Paralimpiadi Invernali che si sono svolte a Vancouver dal 12 al 21 marzo 2010. Ai colori azzurri sono andate notevoli soddisfazioni: ben 7 medaglie, conquistate da Francesca Porcellato nella gara sprint di fondo (unica medaglia d’oro), Melania Corradin nello sci alpino, Enzo Masiello nello sci di fondo e Gian Maria Dal Maistro nello sci alpino. Quest’ultimo atleta, ipovedente, è salito per tre volte sul podio confermando, insieme alla guida di sempre Tommaso Balasso, gli ottimi risultati conquistati a Torino 2006. In quell’occasione i colori azzurri avevano guadagnato anche altre 4 medaglie, grazie alla coppia milanese-bolognese Silvia Parente e Lorenzo Migliari.

In Canada, 600 atleti (e altrettanti tecnici) provenienti da 40 nazioni diverse si sono cimentati nelle numerose gare ricevendo una grande attenzione da parte dei mass-media. Quest'anno le Paralimpiadi sono state seguite con dirette su Rai Sport Più, Sport Italia e Sky. Quest'ultima ha dedicato ben 5 canali trasmettendo in diretta tutte le gare.

Ben 5 sono state le discipline presenti a questa edizione, il biathlon, il curling in carrozzina, l’hockey su slittino, lo sci alpino e lo sci di fondo, a testimoniare quanto il movimento sportivo agonistico si stia affermando con numeri sempre più importanti.

Alle prossime Paralimpiadi, che si terranno a Soci, in Russia nel 2014, sono previsti almeno un migliaio di atleti e oltre 40 nazioni.

Rispetto alle Olimpiadi i giochi Paralimpici hanno una storia davvero molto breve, eppure crescono rapidamente: sono sempre più grandi e importanti, sempre più veri, più vivi, più partecipati.

La speranza è che raggiungano la notorietà delle Olimpiadi, come evento sportivo in quanto tale e non come manifestazione da guardare con un occhio di riguardo solo perché un destino avverso ha colpito gli atleti che vi partecipano. Le Paralimpiadi hanno impiegato anni per spogliarsi dei luoghi comuni, intrisi di pietismo e facile retorica, che le consideravano di serie b. Ora sono un evento rispettato in tutto il mondo. Volontà e sacrificio sono gli elementi fondamentali che muovono lo sport e lo sono ancora di più nel mondo paralimpico, dove si sono raggiunti risultati di altissimo livello.

Come quello di Brian McKeever sul podio della 20 km di fondo fra gli ipovedenti. Un caso straordinario quello di Brian che, nonostante la sua disabilità, si era guadagnato la selezione per l'Olimpiade dei normodotati a gennaio, vincendo la 50 km di Canmore, una delle 4 prove valide per i Trials canadesi. Tuttavia due giorni prima della gara olimpica l’allenatore canadese Tom Holland l'aveva escluso. «Quel giorno ho pianto - spiega Brian - perché mi sembrava un'ingiustizia. Non avevo conquistato la selezione destando compassione ma battendo i miei avversari. Poi ho parlato a lungo con mio fratello Robin e ci siamo detti che la rivincita doveva essere alla Paralimpiade». Così è stato.

Spesso proprio dagli atleti disabili possiamo imparare quanto i limiti e le barriere possano essere superati. Quando si chiede a Brian come avrebbe potuto gareggiare contro i normodotati risponde: «Se gli avversari sono a pochi metri vedo le loro ombre e le uso come riferimento. Ma studio il percorso, lo memorizzo come un atleta normodotato non sa fare. Voi che vedete non avete idea di quante cose non riuscite a scorgere».

Gli atleti italiani anche questa volta hanno dato lustro alla nazione con buoni risultati. Ci piace ricordare l’oro di Francesca Porcellato, giunto all'ultima giornata dei Giochi. La sciatrice trevigiana, paraplegica dall'età di 18 mesi, ha conquistato l’ennesima medaglia con una gara sprint mozzafiato. «Una medaglia bellissima – ha detto al termine della gara - che non dimenticherò mai». Francesca Porcellato, di Castelfranco, classe 1970, ha perso l'uso degli arti inferiori per un incidente e da allora è sempre stata in carrozzina. Con quella sedia a rotelle però ha vinto 73 maratone delle 96 disputate. Per lei questa era l'ottava Paralimpiade disputata: sei estive (da Seul a Pechino) e due invernali (Torino e Vancouver), per un totale di 11 medaglie (3 ori, 3 argenti, 5 bronzi), conquistate in tutte le distanze dell'atletica.

Vedere un nostro atleta sul podio è sempre un'emozione e, che sia disabile o meno, non fa più alcuna differenza. Il grande sogno sarà poter assistere, un giorno, a un’unica Olimpiade dove le gare degli atleti disabili si alternino a quelle degli atleti cosiddetti normali. Nel nome di una vera integrazione e inclusione.

Francesco Cusati

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