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Golf Non Vedenti


Da Corriere Della Sera
di Mottola Grazia Maria - (7 giugno 2008)

La gara In squadra con due normodotati, Andrea Calcaterra e Chiara Pozzi Giacosa hanno vinto sul green di Barlassina Dal rally allo sci nautico «Ci guida il rumore che fa la pallina» dice il campione. Tutte le specialità in cui eccellono Golf, due non vedenti vincono il torneo Lui ha perso la vista dieci anni fa, per una malattia. Lei per un intervento estetico alle palpebre

MILANO - Un colpo alla pallina. Il rumore sordo del ferro, il sibilo nell' aria che rompe il silenzio. Suoni apparentemente banali, che non dicono nulla a chi, con gli occhi, può seguire traiettoria e caduta di quella piccola sfera butterata, dal diametro di 2,5 centimetri, pronta a sparire tra alberi e rovi. Ma per chi si muove nel buio, anche un fruscio può avere senso. Ne sanno qualcosa Chiara Pozzi Giacosa, 66 anni, e Andrea Calcaterra, 55: un destino comune, la cecità. Lei, che lavora (oggi non più) nella libreria antiquaria di famiglia, perde la vista nel 2004, dopo un intervento estetico alle palpebre.

Lui, consulente nel settore tessile, dieci anni fa, per una malattia alla retina. Calati per sempre nell' oscurità, sono riemersi sui campi da golf. Dopo anni di allenamento, oggi fanno parte della squadra (gli altri due componenti sono normodotati) che lo scorso weekend si è aggiudicata una gara di due giorni a Barlassina, in uno dei club più esclusivi del Milanese. Non un torneo tra disabili, ma una regolare competizione, alla quale i giocatori non vedenti partecipano alla pari degli altri. Con una differenza: un coach può accompagnarli in campo, dando loro un piccolo aiuto. Nessun privilegio, però. A colpire la pallina è solo e soltanto l' atleta con il suo bastone, al termine di uno studiatissimo swing. Ma arrivare alla consapevolezza del colpo non è cosa da poco se l' obiettivo è descritto a parole e la distanza è un numero pronunciato dal coach. «Prima di diventare cieco, già giocavo - racconta Calcaterra - conosco la dimensione della profondità, della distanza, quindi mi basta sapere come è posizionata la palla, consultarmi con l' accompagnatore sul ferro da usare e colpisco. A che cosa penso? Cerco di fare il movimento giusto, sento come mi sto muovendo, certo è più facile con i colpi lunghi». Altra abilità subentra sul green, la parte finale di ogni buca, dove i tiri si fanno più corti. Qui ognuno ha la sua strategia: «Mi faccio accompagnare fino alla bandiera - spiega Calcaterra - la tocco con la mano sinistra, poi torno indietro, contando i passi, facendo attenzione alle pendenze del terreno». Altra tattica: far colpire la bandiera dal coach, tante volte, lo permette il regolamento, quante servono perché il giocatore percepisca la distanza. E così il suono si trasforma in informazione, utile per la mossa finale. Se serve? «Eccome - spiega Roberto Caja della Federazione italiana golf disabili - la tecnica è sperimentata e i giocatori non vedenti hanno una sensibilità eccezionale, sono capaci di capire se un colpo è giusto e dove è caduta la palla solo attraverso il rumore dell' impatto». Cita il caso di Angelo Cairoli, non vedente dalla nascita, che non ha mai visto un green nella sua vita, ma riesce bene grazie a un finissimo udito: «Ha cominciato con i videogiochi, attraverso i suoni ha capito la tecnica e si è appassionato: oggi è a un buon livello». Sette i non vedenti iscritti alla Federazione, ma i numeri sono destinati a salire: «Il golf aiuta a prendere coscienza dello spazio e del corpo - sottolinea Caja - abbiamo fatto un accordo con l' Istituto ciechi di Milano per dare a tutti la possibilità di imparare». Per Calcaterra, invece, la strada è ormai in discesa. Dopo il campionato d' Europa nel 2005, nel quale arrivò primo tra i non vedenti (54 buche in tre giorni), ora punta ai Mondiali del 2010, in Inghilterra.

Sarà l' unico italiano in gara. E se ci sarà vittoria per lui, nessuna meraviglia. Hanno già stupito Silvia Parente, oro alle scorse Paralimpiadi di Torino, Uber Riva, campione mondiale di sci nautico nel 2007; i Thunder' s Five e i Lampi, squadre di baseball a livello internazionale del Gruppo sportivo non vedenti di Milano (diretto da Francesco Cusati). E poi Alessandra Inverardi, navigatrice nelle corse di rally: legge le mappe dei percorsi tradotte in braille.

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E noi, proprio noi, non solo vediamo il mondo, ma lo guardiamo dai campi di sci sulle montagne più alte, dalle barche a vela su laghi e mari profondi, dai rettangoli di equitazione, dai diamanti di baseball e dai poligoni di tiro con l'arco, dalle piste di pattinaggio e dai circuiti di atletica, e ancora non abbiamo finito!
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