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Smile

Venti giorni dopo... Più o meno, il racconto del Nordic del GSD.

1-5 luglio 2022.


L'estate che pensavamo fosse già abbastanza rovente si sta facendo sempre più rovente, e tornare con la memoria a 4 bellissimi giorni di quasi fresco tra i monti magari aiuta.

In effetti a pensare alle difficoltà avute ancora prima di partire ci vengono i sudori freddi... Hei, allora funziona!

E già, perché due amici che finalmente avevamo convinto a venire dopo qualche anno di insistenza sono stati fermati alla frontiera dallo schifovirus: fino all'ultimo giorno abbiamo sperato, ma per Ivan e Lori niente da fare.

Silvia è guarita anche lei da poco; e ci è andata di lusso che il mitico Davide Pulmino è stato così accorto da prenderselo una quindicina di giorni prima: anche se ci ha costretto a tenere incrociate tutte le dita per una settimana e vi assicuro che allacciarsi le scarpe con le dita incrociate non è facile, giusto giusto il giorno prima ha sciolto la prognosi, noi le dita, e ci ha garantito la sua presenza, gradita, e la sua guida, un po' brusca ma altrettanto gradita!

Si parte!

I Coccolini, Franci e Flo, Giovi e Silvietta, Grey e Quiri, Davide ci carica tutti insieme a un po' di afa di Milano; Armando e Loredana ci seguono, o comunque sono da qualche parte, speriamo, in auto.

Martina che viene diretta dalla Germania ci ha scritto che è già arrivata, per fortuna stavolta l'autobus da Cavalese è passato perché a gennaio l'avevamo vista brutta.

Non siamo ancora usciti da Milano che un allarme si scatena nei sedili di mezzo, il fondo del pulmino è diventato bollente e i due poveri cagnoni che ci sono sopra stanno andando arrosto! No coccolo, non è già ora di cena.

Così non si può stare, cambiamo la formazione: la Flori con Grey passano nei sedili di dietro che paiono normali, mentre la Gio riesce a tenere la Quiri sul sedile, forse ce la caviamo con un po' di peli da eliminare in cambio di un paio di cani alla coque. Vero è che il nostro povero pulmino anche con il condi raggiunge al massimo una temperatura da mangrovie, e forse per compensare il viaggio con il quasi arrosto fuori programma, quando parcheggiamo davanti al nostro beato rifugio albergo Rosa ci accoglie un tuono, e un bello scroscino d'acqua! Aspettare un minuto che entriamo no eh? Guarda, fa niente, non ci interessa, piovi quanto vuoi, che intanto noi a Predazzo ci siamo arrivatiiii!

E abbiamo già pure fatto il menù dal pulmino, così una volta salutati Renato e Daniela e portate su le valige nelle camere, siamo già coi piedi sotto il tavolo per la prima cena. Leggera, ovviamente!

Il problema è che Renato sta rifacendo il bar, quindi niente caffè e niente grappino digestivo; scopriamo praticamente l'ultima sera che potevamo farceli portare in tavola.... Vabbè.

Al momento decidiamo che un giretto con i cagnoloni e un bar vicino servono alla bisogna, così oltre a caffè e grappe varie assaggiamo anche l'aria meravigliosamente fresca e profumata dalla recente pioggia.

E si può dormire con le finestre aperte e i piumotti!

La mattina del sabato cominciamo a fare le persone serie, cioè a colazione si comincia a fare la colazione seria. La coccolina che se mangia tanto poi litiga con il pulmino si vede passare davanti uova strapazzate, torte di ogni tipo, yogurt e brioche e frutta.... Non valeeee!

Visto che siamo persone serie siamo anche quasi in orario, e lo sono anche tutti i poliziotti e gli ex poliziotti che pure da pensionati vengono a portarci in giro per i loro monti! Oggi poi c'è anche Claudia e anche Beppe, vecchi amici che sono venuti a trovarci da Bolzano e passeggeranno con noi!

Che bello riabbracciare anche Giacomo che non vedevamo da un po', e Bruno che ci accompagna insieme ad Emma e a una sua amica. Anche Emma è un po' che non la vedevamo, ma Giacomo è sempre spettacolare uguale, Emma invece l'ultima volta aveva nove anni e ora ne ha 13... Come passa il tempo.

In pulmino al parcheggio della Venegia. passeggiata storica, scenograficamente meravigliosa sotto la maestà delle Pale di san Martino, non manca mai e la conosciamo così bene che non ci aspettiamo sorprese.

Il gruppo di spalle percorre la strada con le pale di San Martino che svettano imponenti sopra di loro.

Invece la sorpresa ce la ritroviamo: Fabrizio e gli altri hanno architettato una passeggiata soft, quindi ci fanno fermare più o meno a metà, giusto prima dei tornanti, ai piedi della cappellina di una Madonnina che non sapevamo ci fosse.... Prima sorpresa.

Poi Claudia e Beppe cominciano a estrarre dagli zaini pane, speck e salamini di ogni tipo e comincia la distribuzione! Questa sorpresa ci piace davvero! Ovviamente ci diamo dentro come se non avessimo già fatto una colazione da bufali, ma è solo per aiutarli a liberarsi di tutto quel peso negli zaini .

Il gruppo sull'erba mentre fa l'aperitivo a base di shutelbrot e spek.

La Quiri ci prova a fare gli occhi dolci al Coccolo, ma per lei niente speck; Dai, mordigli un polpaccio!

Sole sul volto, salamini nello stomaco, brezzolina sulla pelle che porta profumi di prati, e amici tutto intorno. Vabbè Fabri, ti perdoniamo che non ci hai portato a mangiare alla Segantini, anche perché, dopo essere tornati ai pulmini con neanche 9 km nei piedi ma tanta merenda nello stomaco, ci portano al rifugio del passo Valles.

Ebbene sì, ancora si mangia. E le scelte cominciano a essere difficili, tra carne salada, tartare di cervo, gnocchi, per non parlar dei dolci.

Qualcuno che decide di essere pieno.... -in effetti dovremmo essere anche pieni di vergogna!-, non ci aiuta con un Keiser Smarren comunitario. Per fortuna Bruno da uno degli altri tavoli ce ne passa un po'. Bè, non trovargli un posticino sarebbe stato davvero scortese.

Riprendiamo i nostri pulmini ma l'avventura non è finita: noi della città siamo abituati al traffico, ma non a un gregge di pecore sulla strada! Davide accosta pazientemente e con un sorrisone ci descrive un mare lanoso che ci oltrepassa, i campanacci sono dappertutto! Il pastore sta cercando di farle defluire, ma un fetentone in moto arriva, ci sorpassa, e vuole passare a tutti i costi tra le bestie, che, ovviamente, non gradiscono e recalcitrano rischiando di sparpagliarsi ovunque. Ppeccato che il pastore non abbia una lupara: dopo aver intimato un paio di volte con maniere quasi garbate al rimbambito di fermarsi, alla fine lo invita a levarsi di torno, con invettiva finale che evidentemente anche in dialetto Fiemmano suona uguale all'italiano perché a noi è arrivata chiarissima. Speriamo che al motociclista sia arrivata la parte di spettanza!

In albergo salutiamo i poliziotti, i non più poliziotti e gli amici, con un abbraccio specialissimo a Claudia e Beppe, no no, i salamini non centrano per niente.

Non è stata una passeggiata faticosa,ma la giornata è stata davvero soddisfacente!

Così inoltre dopo cena abbiamo la forza di andare a sentire i cori di montagna, un coro di Bormio e il Nigritella qui del paese; riusciamo a gustarcene diversi, ma la sera avanza e il presentatore purtroppo la tira troppo lunga. Domani ci aspetta qualcosa di faticoso, pare, e comunque dobbiamo essere pronti presto.

Buona seconda notte con le finestre aperte!

La proposta della domenica è salire in val di Fassa, e raggiungere il rifugio Vaiolet.

Mi raccomando, non la solita colazione scarsa che oggi abbiamo bisogno di energie!

Ci muoviamo anche più presto del solito perché la partenza è più lontana, ma noi siamo persone serie e miracolosamente siamo tutti in perfetto orario, cani compresi.

Col nostro pulmino fino a Moena, dove ci transumiamo sui pulmini della polizia. Ci spiegano che faremo una strada dove sono autorizzati a passare solo i mezzi di servizio, ma se il nostro pulmino avesse visto com'è si sarebbe rifiutato comunque.

Non so esattamente, ma si sale e si sale. E si rolla e si beccheggia. Poi a un certo punto c'è come uno smanco, uno svuoto d'aria, che per fortuna non diventa anche uno svuoto di stomaco; perché qualcuno, che già soffre l'auto, e che è anche fifone, è da un po' che si sente dire che ci sono burroni a destra e a sinistra, e quindi se si sente mancare la terra sotto, insomma....

No dai,noi di Fabrizio ci fidiamo! Però la maledetta cunetta magari al ritorno la facciamo un po' più piano vero?

Dal parcheggio di Gardecia cime rocciose ci sovrastano stupende.

Parcheggio di Gardecia, quota 1900 e spiccioli.

Si rifanno le formazioni, ci si da la crema, vero Coccolino? E meno male perché se no oggi altro che cani alla griglia, si prende un caffè per ulteriore incoraggiamento, e chi può comincia a guardarsi intorno: su di noi incombono le torri del Vaiolet, rocce che diventano cime, colori che cambiano dal bianco al grigio al rosa.

Cime rocciose svettano sopra prati ed alberi.

Fabrizio, in veste di guida turistica, ci fa fermare dopo poco per illustrarci tutto il comprensorio e spiegarci dove non andremo, ma anche dove andremo. Se ce la facciamo.

Il gruppo ascolta rapito le spiegazioni di Fabrizio tra i bellissimi monti.

Andrea si ferma con Silvia per mostrarle come un massone enormissimo sia inclinato da un bel po' in la fino a quasi sul sentiero; ehm, da quanto tempo avete detto che sarebbe qui questo? Messo così? E se decide di sdraiarsi del tutto? Magari proprio adesso? Andiamo va'!

Poi impariamo com'è l'Achillea, un pizzico di botanica non fa male, e ultima scusa per fermarsi sono dei pannelli in legno posti su altri massi, altorilievi di un nodo da arrampicata col suo chiodo infisso nella roccia, uno scarpone aiutato a salire da una mano, un bambino con una frase criptica e triste: "Tutto è compiuto".

Silvia con la scultura di legno.

I mughi e i cirmoli che stavano intorno al sentiero, comunque troppo bassi per dare dell'ombra, ora non ci sono più, sono stati sostituiti da rocce e massi di varie dimensioni. Anche la gente che arrivava a ondate dagli impianti ci ha sorpassato e se ne è andata. O forse sono diventati sassi anche loro, di questo paesaggio lunare?

La salita comincia e comincia subito sul serio, le coppie prendono ognuna il proprio passo perché qui non si scherza più. Ma, come dice qualcuno che suda parecchio, "questo è un sudore che si suda volentieri!"

Il fondo è bello, uniforme, ma un po' sporco di briciolino di cui ci dovremo preoccupare in discesa. Non siamo neanche messi così male perché un po' si riesce a chiacchierare, e nei momenti di silenzio è entusiasmante sentire il fischio lontano di una marmotta.

Il gruppo con il rifugio Violet alle spalle.

E piano piano ci ritroviamo tutti al rifugio Vaiolet.

è già una bella soddisfazione, ma chi se la sente può pure proseguire, e ci ritroviamo qui per mangiare che tanto è ancora presto.

Che facciamo? La Silvietta non è allenatissima ma prosegue. La Lori con il suo ginocchio a rischio e Armando incantato decidono di proseguire. la Coccolina visto che le anche tacciono ci prova con Giacomo, ehm, nel senso che insieme decidono di proseguire! Il Coccolo sgocciola e ruscella ma prosegue anche lui con Davide, la Gio e Flori non anno dubbi e ripartono subito, Marty è perplessa ma alla fine si accoda anche lei. Francesco invece si sacrifica, fa finta di essere preda di stanchezza post covid e resta al rifugio a far riposare Quiri e Grey con Emma e la sua amica. Non gli chiederemo quanti spriz si è fatto nel frattempo, quando torniamo giù abbiamo appena appena la forza di accasciarci sulle panche.

Il paesaggio lunare, il sentiero roccioso e le rocciose cime ci osservano imponenti.

Perché qualcuno aveva detto che era più semplice; vatti a fidare dei montanari.

Sali e sali, il rifugio è una cartolina la in alto, con pratoni sotto e cielo blu sopra; Fabrizio dice: "Forza che mancano 500 metri". lo sguardo fisso a terra si alza speranzoso ma si riabbassa e si continua a camminare. "Forza che mancano 500 metri!" Ribadisce Fabrizio dopo 10 minuti. Sentiamo che forse ci sta leggermente prendendo in giro...

La Coccolina è contenta, sale bene, ha anche rotto il fiato. Giacomo un po' meno contento, adesso chi lo aggiusta? E dopo questa freddura, per fortuna, cominciano a sentirsi rumori di umanità concentrata, pperché questo ultimo pezzettino è davvero pestifero e non c'è più fiato neanche per insultare il capogita.

"Dai dai che mancano 500 metri e siamo arrivati!" Ma questa volta , mannaggia ai montanari, è vero!

Siamo al rifugio Principe!

Mi sa che anche le nostre guide non ci credevano. Braviii!

Andrea ci chiede un ultimo sforzo, scendiamo ancora una cinquantina di passi a incontrare un micronevaio sopravvissuto tra le ombre. Qualcuno fa una palla di neve, ma la restituiamo, è già così poca che non vogliamo sciuparla.

Silvia e Andrea sulla piccola lingua di neve che ancora resiste alle alte temperature.

Ci buttiamo indecorosamente sulle panche sfrattando qualche turista precedente, una fetta di torta in condivisione rimette in sesto Silvia e il Coccolino, succhi e birre che girano, e poi si riprende la discesa che ci aspettano giù per pranzo.

La Coccolina e Silvia al tavolo del rifugio Principe.

Chi ha messo il giubbino per l'arietta, qui siamo a 2600! può anche ritoglierselo perché scendere fa sudare uguale, e quando arriviamo in vista del Vaiolet alla Coccola prende un attimo di scompenso, per tornare ai pulmini poi c'è un'altra ora di discesa!

Non pensiamoci adesso, raggiungiamo Francesco e ci rifocilliamo degnamente!

Il gruppo tra i monti rocciosi.

L'ultima tratta è difficile come da previsione, si scivola sul ghiaino e c'è da stare molto attenti, ma arriviamo indenni al bar vicino ai pulmini.

Cerchiamo di capire se ci siamo tutti e scopriamo che Fabrizio è al telefono.

E scopriamo che in Marmolada è successo qualcosa di terribile.

Forse siamo tra i primi a sapere, mentre Fabrizio ha ceduto il volante a Stefano per coordinare al telefono i suoi uomini della Polizia di Moena che raggiungeranno gli altri soccorritori già sul luogo del disastro. Ci saranno anche dei nostri amici, come Fabrizio, gente fantastica sempre pronta, pronti per noi, per la montagna e per chi ha bisogno di loro.

Non abbiamo parole.

Possiamo solo tornarcene nelle nostre camerette con il cuore un po' pesante e un po' in pensiero.

Un'oretta per rilassarci e toglierci di dosso sudore e stanchezza e fuori per un aperitivo con Paolino! Non si può venire a Predazzo e non vedersi con Paolino, che questa volta ci presenta anche la sua ragazza Laura.

Riusciamo a stare con loro un'oretta al Biolago, nato al posto del campo di gara di equitazione,e sarebbe anche carino venire a passarci la giornata facendoci un bagnetto con aperitivo annesso. Solo che noi, quando veniamo in montagna, vogliamo la montagna, e qui pare un po' Rimini.

Stasera c'è ospite a cena Ida, una amica della Gio che ci porterà martedì per l'ultimo giro dalle sue parti, a Fontanefredde. Siamo curiosi, un altro posto nuovo!

Però intanto siamo anche stanchi, oggi abbiamo fatto 8 km ma valevano per 18! Chi fa il giretto coi cani e chi fa il giretto con la grappa, poi a nanna!

E la mattina presto, per chi è già sveglio, porta campane, uccellini, ma anche gli elicotteri che salgono ancora in Marmolada.

Lunedì, Salanzada.

é dato brutto nel pomeriggio, quindi ci serve un posto dove eventualmente farci recuperare in auto. E dove magari si mangi bene.... ehm.

La cascata di Cavalese spumeggia in mezzo al bosco.

Arriviamo a Cascata col pulmino, e troviamo dei poliziotti nuovi, Emanuele che ci conosce Già ed Enzo. Questa passeggiata ci piace sempre. Aggiriamo la cascata scavalcandola sul ponte di ferro, il rombo dell'acqua e gli spruzzi freschi ci salutano che poi entriamo nel bosco.

Fiumiciattolo tra le rocce dal ponticello.

Passiamo a dare un abbraccio al "grande vecchio", l'abete centenario che già altre volte abbiamo salutato e lo presentiamo a Silvia.

Il grande centenario abete svetta nel bosco con i suoi rami possenti.

Finferli e un paio di fragoline di bosco per la Coccola e Marty, grazie Giacomo, che non guastano mai, il sottobosco tappezzato di muschio come una moquette, i rami che ci accarezzano la crapa. Quiri e Grey tirano Giovi e Florinda, chissà quante tracce olfattive li attirerebbero nel folto!

Oggi è tutto riposo. Specialmente perché a Tavian, approfittando di una tavola con panche, il solito Bruno estrae dallo zaino un salamino rimasto da sabato, e questa cosa degli aperitivi sta diventando una bruttissssima abitudine! Purtroppo nel frattempo il cielo si è annuvolato. Qui avremmo dovuto decidere se allungare con la variante dell'Orso o andare dritti a Salanzada. Il cielo decide per noi, niente variante. Il tempo di tirare fuori le mantelline e la pioggia diventa una cosa seria;

La stradina serpeggia nella verde vallata tra i monti.

L'ultimo tratto lo facciamo di passo con le gocce che cantano sulle cerate.

Mentre come al solito ci rimpinziamo di ogni ben di dio montanaro, di fuori Giove si scatena in tuoni da far tremare il rifugio e la pioggia sferza i vetri della veranda che ci accoglie. Qualche goccia arriva pure dentro, e quando ci accendono i funghetti il teporino ci sta proprio bene.

Abbiamo un piano b per poter tornare in auto, ma giusto poco prima di alzarci le nuvole se ne sono andate del tutto e il sole splende sul mondo nuovo e si specchia nelle pozzanghere.

Evviva, si può tornare ai pulmini sui nostri piedi, anche se dobbiamo evitare i pratoni che con l'acqua diventano degli scivoli.

Ci godiamo comunque i profumi di fresco e il torrente che ci accompagna fino a Cascata.

A sera abbiamo Paolo e Laura a tavola e ci godiamo ancora un po' la loro spumeggiante compagnia. A fine cena ci vengono a chiedere per i caffè: "quanti normali?" ci guardiamo, in effetti a questo tavolo neanche uno!

La cosa brutta del lunedì, è che si devono fare i bagagli per il martedì!

La cosa bella del martedì, è che siccome di solito la passeggiata non è dura, anche la Coccolina può allargarsi con la colazione!

Ma, come al solito, vatti a fidare dei montanari.

Ciao alle nostre stanze, a Renato e Daniela e Mario splendidi come sempre; quando torneremo l'albergo Rosa avrà di nuovo il bar e sarà ancora più bello e accogliente!

Questa volta, forse perché questi giorni li abbiamo tanto desiderati, lasciare Predazzo è più dura del solito.

Dietro al pulmino dei poliziotti arriviamo a Trodena.

Ci aspetta Ida, come promesso, una sua amica Paola, e un panettiere amico di uno dei poliziotti, con due borse piene di brioche e di panini di ogni tipo! Ma chi glielo ha detto che a noi sarebbe piaciuto? Chi è che sparge queste notizie false e tendenziose! Quasi non facciamo in tempo a ringraziarlo che è sparito, un po' con la stessa velocità con cui spariscono tutte le brioche...

Il pane lo teniamo per il ritorno!

Partiamo e vediamo cosa significa per i montanari che la passeggiata comincia con una salita importante. Ah, significa che tira di brutto!

Dopo un'oretta di salire sudare arrampicare, a tratti in un bosco profumato di resina e erbe aromatiche, la strada spiana e il panorama si apre. Ci descrivono un lago e si vede anche l'Adige.

Una stupenda vallata si apre tra gli alberi oltre la staccionata.

I cani scorrazzano avanti e indietro, qui hanno potuto lasciarli liberi e se la stanno godendo.

Dopo un po' di su e giù leggero tra i pratoni, come d'incanto si accendono i campanacci delle mucche, il chiacchierio di uccellini e perfino un grillo. Siamo arrivati a malga Cislon.

Da malga Cislon un laghetto turchese si incastona tra il verde della vallata ed i monti lontani a far da sfondo.

Un piccolo laghetto con lo sfondo di monti lontani, , tavoli all'aperto, animali da cortile ovunque, possiamo accomodarci anche noi allora!

Il sole splende, ma d'improvviso arriva anche qualche goccia di pioggia. La sensazione del legno caldo del tavolo contro la pelle, con il sole e lo spolverino fresco insieme, e tutti i profumi portati dalla brezzolina è indescrivibile.

Le goccioline diventano un po' troppe, ma invece di farci entrare spostano tutti i tavoli sotto una tettoia. Che meraviglia.

Il pranzo fa assolutamente onore alle nostre aspettative, sempre piuttosto alte. Concludiamo con uno yogurt con miele di tarassaco, per darci un'ultima rinfrescata prima di partire.

E siamo già d'accordo di tornare il prossimo anno, passare qui la giornata con i tacchini transgenici, le galline variopinte, il gallo alternativo e gli altri animali, e imparare a mungere!

Grazie Ida per averci fatto il regalo di questo posto fantastico.

Nei pressi di malga Cislon due alberi incorniciano un pratone che discende dolcemente verso valle con i monti lontani.

L'abbiamo tirata davvero lunga questa volta, e dobbiamo ancora arrivare ai pulmini.

Ci accompagna l'ultimo sole che nel frattempo è rispuntato sfolgorante.

Salutiamo i nostri spettacolari amici che ci hanno scorrazzato per i monti, compresi Stefano e Gilberto che ci hanno fatto compagnia oggi, e finalmente possono tornare alle loro famiglie.

L'acqua che gorgoglia in una fontana è l'ultimo suono che ci portiamo via di Trodena.

Le portiere del pulmino si chiudono qui e si riaprono a Milano.

Non resta che cominciare a sognare il ritorno del prossimo anno!

di Angela Bellarte

E noi, proprio noi, non solo vediamo il mondo, ma lo guardiamo dai campi di sci sulle montagne più alte, dalle barche a vela su laghi e mari profondi, dai rettangoli di equitazione, dai diamanti di baseball e dai poligoni di tiro con l'arco, dalle piste di pattinaggio e dai circuiti di atletica, e ancora non abbiamo finito!
Non ci servono occhiali per vedere questo mondo meraviglioso, lo vediamo attraverso lo sport!

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