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Dimostrazione di blind tennis a Milano


Sabato 15 novembre (dalle 15:00 alle 15:30 circa) è prevista, nell'ambito del 16° International Tennis Symposium, una dimostrazione di tennis per ciechi

L'evento si svolgerà presso il Centro Tennis Pavesi di Via De Lemene, 3 a Milano (zona Piazzale Accursio).

Per ulteriori info si può contattare Francesco Cusati (cell.: 3287766360).

Vi proponiamo un articolo apparso su: http://www.ubitennis.com/sport/tennis/2013/08/06/927756-blind_tennis_sentire_palla_tutti_sensi.shtml

Blind tennis: sentire la palla, con tutti i sensi

Nato in Giappone a metà degli anni '80, il tennis per ciechi si gioca su campi da badminton con dei nastri lungo le righe e una pallina di schiuma coi sonagli.

Mastroluca

Miyoshi Takei considerava la sua cecità come un'occasione, non come un ostacolo. Proprio il suo handicap l'ha spinto a provare il tennis per la prima volta.

“Volevo colpire una palla e farla viaggiare nell'aria il più forte possibile, anche se non potevo vederla”.

Ha cercato però un modo per sentirla: nel 1984 ha creato una pallina di spugna, leggera, con una serie di sonagli.

Così ha creato uno sport, il tennis per ciechi, che ha centinaia di praticanti in Giappone, che si è diffuso in Asia, in Russia, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e in Argentina.

Il tennis per ciechi si gioca con una pallina di schiuma, più grande delle normali palle da tennis, su cui sono applicati i sonagli, su un campo da badminton, con racchette da bambino (oversize col manico piccolo) e nastri lungo le righe per agevolare il posizionamento tattile.

I giocatori totalmente ciechi possono far rimbalzare la palla fino a tre volte prima di colpirla, gli ipovedenti una o due a seconda del grado di handicap.

Il principio su cui si basa il tennis per ciechi, dunque, è l'ecolocalizzazione, o biosonar. che consente di muoversi ai pipistrelli, ai delfini e alle balene.

Un gruppo di ricercatori dell’University of Western Ontario, guidati da Mel Goodale, direttore del Centre for Brain and Mind, ha infatti scoperto che anche i ciechi possono avvalersi di questo sistema.

Lo studio, pubblicato su Plos One, dimostra come un ragazzo californiano di 14 anni, Ben Underwood, è riuscito a muoversi nel suo quartiere in bici e sui pattini schioccando la lingua ed emettendo altri suoni riuscendo a interpretare le onde riflesse e farsi un'idea del mondo circostante.

Il 16 gennaio 2011 Takei sta tornando a casa con la moglie, Etsuko, anche lei cieca, quando cade sotto un treno della linea Yamanote a Tokyo.

Muore così a 42 anni.

La sua eredità però vive ancora.

La sua cara amica Ayako Matsui è adesso alla guida della Conferenza Asiatica per la Promozione del Tennis per Ciechi e della Federazione Giapponese di Tennis per Ciechi.

“Il suo sogno è adesso il mio sogno” spiega Matsui, che punta a inserire il “blind tennis” nel programma delle discipline paralimpiche.

Per farlo, però, serve raggiungere uno standard sulle regole base e un modo di rendere più durature ed economiche le palline.

Matsui, che è insegnante di sostegno per bambini con disabilità fisiche, ha dichiarato di aver iniziato con i bambini ciechi perché correre e colpire una palla non è solo un'attività divertente, ma serve a promuovere libertà di movimento, indipendenza e amicizia.

Oltre al Giappone, il tennis per ciechi si è sviluppato con grandi successi in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

Qui la 17enne Sejal Vallabh, studentessa di Newton, la cittadina del Massachussets diventata tristemente famosa lo scorso febbraio per la strage alla scuola elementare Sandy Hook, di ritorno da uno stage in Giappone ha fondato l'associazione Tennis Serves.

L'organizzazione, senza scopo di lucro, ha portato il tennis per ciechi alla Perkins School for the Blind di Watertown, Massachussets, alla Lighthouse International di New York e alla California School for the Blind a Fremont.

La Washington State School for the Blind ha invece rifiutato la proposta di Vallabh, che sta lavorando alla progettazione di una pallina che emetta un suono continuo, in modo che i giocatori possano sentirne la traiettoria anche prima del rimbalzo.

Progressi piccoli ma significativi in una nazione in cui quasi due milioni di cittadini sopra i 15 anni hanno severi handicap visivi.

Persone che, come dice il 20enne Kiran Prasad, coordinatore di Tennis Serves a Lighthouse, “devono vivere in un mondo costruito per chi può vedere.

Spero che il tennis dia loro fiducia, li convinca a sentire di poter fare tutto nella vita”.

Alessandro Mastroluca

E noi, proprio noi, non solo vediamo il mondo, ma lo guardiamo dai campi di sci sulle montagne più alte, dalle barche a vela su laghi e mari profondi, dai rettangoli di equitazione, dai diamanti di baseball e dai poligoni di tiro con l'arco, dalle piste di pattinaggio e dai circuiti di atletica, e ancora non abbiamo finito!
Non ci servono occhiali per vedere questo mondo meraviglioso, lo vediamo attraverso lo sport!

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