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predazzo, settimana bianca del G.S.D., e poi... la Settimana Bianca vista... da una non vedente!


Predazzo (TN) 8 - 15 gennaio 2011 - settimana bianca di sci alpino e sci nordico

Ho atteso anche questa settimana bianca con una certa emozione e aspettativa sul ricordo delle precedenti edizioni.

L'allenamento durante l'intero anno praticato in palestra e con altri sport, mi ha preparata ad affrontare questo bell' impegno fisico.

Il tipo di neve ha una rilevanza non indifferente e nei sei giorni di sci intenso ho sempre sciato adattandomi a quel che trovavo sotto gli sci. Con Florinda abbiamo fatto alcune piste quasi allineate e pensavo quanto anche lei sapeva andar giù, senza mai cadere, tra cumuli di neve riportata e acquetta. Io le mie cadute le ho fatte ma sicuramente in minor quantità rispetto allo scorso anno. L'Olimpia si trova al Cermis e come già detto, la sua percorribilità di mattina presto era fattibile piacevolmente ma nel pomeriggio il muretto l'ho sbagliato clamorosamente e l'ho concluso in scivolata libera, totalmente libera, perdendo uno sci e lasciandomi andare giù giù accarezzata da quella neve simile a farina e acqua; quando mi capitano queste cadute, già a metà del verticale pendio, capisco di non farmi male e reagisco ridendo felice e mi lascio andare senza la volontà di ricompormi e far più bella figura cercando di arrestarmi e rimettermi in piedi facendo finta che... l'ho fatta tutta come una campionessa!

Per non farmi prendere alla sprovvista, già allo sganciamento dalla seggiovia, mi facevo indicare dalla mia guida se la discesa da affrontare si trovava sulla destra o sinistra; ripetendo più volte la stessa discesa memorizzavo con facilità l'uscita e il percorso.

La fantasia che mi appartiene, così credo come a molti di noi ciechi o ipovedenti gravi, mi metteva una gran voglia di improvvisare facendo un mio percorso inventato, la voglia di fare curve e diagonali diverse dalla guida, insomma scegliere un po' con la mia volontà ma certo non con gli occhi: sono riuscita a contenere questa creatività che avrebbe sicuramente portato la sottoscritta in qualche pronto soccorso della zona!

Comunque ne ho combinate un paio finite bene: vi sarete accorti anche voi che alcune volte la seduta della seggiovia è molto bassa, rasoterra, ed io dall'alto dei miei scarponi uniti al mio metro e73 devo quasi sedermi per terra, flettendo le ginocchia tantissimo, ecco, una di queste volte non ho voluto sedermi e la seggiovia ha proseguito, comico!, e così rido e perdo la concentrazione. Giorgio seduto regolarmente ed io aggrappata davamti al mio sedile! L'addetto ha bloccato il viaggio immediatamente, ma io volevo arrampicarmi e conquistare il mio posto! Giorgio mi ha dissuasa con calma ma pronta determinazione. Forse c'eravate anche voi su quella corsa e siete rimasti per qualche minuto fermi e sospesi! era per me che credevo di avere ai piedi le scarpette di arrampicata!

Forse il giorno dopo, la seconda volta che tutto si è fermato, altro arresto dell'impianto, questa volta perchè non ho voluto scendere, credevo di non essere ancora arrivata, ero distratta da un mio bastoncino che si era impigliato appunto tra il seggiolino e la base di atterraggio, avrei dovuto capire che ero arrivata! Giorgio mi dava indicazioni ma io distratta rimanevo seduta. Lui già giù e da giù mi incitava a scendere, a quel punto la base di appoggio diminuisce e il seggiolino rimane più alto e a quel punto domando a Giorgio: scendo? che ne dici, faccio in tempo? Da giù, lui, con la sua voce profonda e rassicurante, affermativo, si, scendi! Erano forse circa 50 centimetri e così spicco un salto come un uccello alato, anzi come se fossi sulla pista di salti di sci, e atterro incolume ovviamente ridendo! Rimango lì consapevole di non essermi fatta un graffio, sopraggiunge Giorgio e il ragazzo dell'impianto ed io cerco di orientarmi e capire dove spostarmi per non fare altri danni!

Generalmente va tutto bene e siamo all'inizio della pistta, in quel momento di attesa, al via, lì, in cima, pronta a scendere, inizio a far domande a raffica all'eccezionale Giorgio, sulla difficoltà della discesa: com'è? Tergiversando prendo tempo facendo finta di studiare la pista che non vedo!

Giorgio, per il terzo anno, mi ha guidata ed io mi sono affidata con totale tranquillità! Questo dimostra l'efficacia di avere, insieme, definito comandi che per me avevano un significato ben preciso; quando gli ordini si fanno più serrati vuol dire che le diagonali sono brevi e sapevo di dovermi concentrare maggiormente perchè l'inclinazione aumentava vertiginosamente!

Quando si faceva più dolce l'inclinazione mi rilassavo garrula e felice, danzando beata, spostando il peso da uno sci all'altro, aumentando la velocità.

Non ci siamo mai fermati nemmeno quando il lunedì e martedì si era messo a nevicare. Sciare con neve compatta è ideale, con neve trasformata in "mare magnum"! è faticoso perchè l'equilibrio viene sottoposto ad inaspettate sollecitazioni da qualcosa che non vedendo non ti aspetti.

Causa le temperature di molto sopra la media stagionale, dopo una certa ora, veniva creandosi una sorta di neve mobile con cumuli riportati a farmi dei gran dispetti! Anche questa è stata un'esperienza positiva che mi ha aiutata a conoscere quanto le piste possano cambiare per varie ragioni. La stessa pista con la neve perfetta sembra più facile, invece quando senti una base di ghiaccio il rumore dello scorrimento delle lamine degli sci copre la voce della guida e in quel caso c'è la possibilità di alzare il volume del robottino e ritrovi sicurezza.

Quest'anno ci siamo sbizzarriti tra il comprensorio di Lusia Moena, Latemar Oberegghen e Cermis Cavalese;

Il ruolo della guida è fondamentale, il suo compito è di enorme responsabilità, oltre a studiare e conoscere la pista da percorrere, deve rispettare le regole e prevenire le pazzie di tutti gli sciatori e deve osservare lo sciatore cieco dietro di se, scandendo ordini precisi. l'attenta scelta di Giorgio di fare le piste più difficiline subito al primo mattino è stata vincente! La neve più compatta mi ha fatto gustare il brivido di sentirmi più capace dello scorso anno, più potente sulle gambe, davvero in forma.

La conquista maggiore, di certo la più importante, è stata quella di essermi "affidata e fidata" della profonda e calda voce di Giorgio, mi spiego meglio, ho voluto fidarmi esclusivamente dei comandi vocali cercando di rimanere il più vicina possibile a questa voce che da davanti mi conduceva per spazi immensi, che solo una persona speciale si sente di condividere!

Senza dubbio le piste in mezzo ai boschi sono le mie preferite, in conseguenza all'altezza di dove sono collocate le piste il paesaggio cambia, Giorgio me lo descriveva! Su un versante di una montagna mi ha fatto immaginare quello che alcuni esperti avevano disegnato sulla neve, un grande fiore, un quadrifoglio gigante che si stagliava al sole!

In un'altra mattinata scendevano sincronizzati un certo numero di maestri, ai lati di una pista, disegnando delle serpentine precise sulla neve, uno spettacolo che la mia guida vedeva intanto che ci trovavamo sulla seggiovia! davvero suggestivo!

Ancora una considerazione: ho ridimensionato le molteplici possibilità di uno sciatore vedente, pensavo che per lui scendere per una discesa comportasse anche la fortuna di ammirare il paesaggio intorno guardando qua e là, gustando a pieno tutto ciò che lo circonda, invece Giorgio mi ha spiegato che bisogna fissare solo la pista senza quardarsi intorno, anche per lui la concentrazione è indispensabile. Io ci ho provato ad alzare la testa e per un pelo il senso di vertigine ti fa dar di stomaco e cadere disorientata!

Come me, noi donne di discesa, Florinda, Giovanna, Anna, Elisabetta non abbiamo perso un attimo, non ci siamo ritirate mai!

Tre guide con Florinda e Francesco

Piacevolissimo è ritrovarsi all'oradi pranzo nel medesimo rifugio, alcune volte casualmente ma in altri casi con appuntamento, in particolare mercoledì con la sorpresa di trovare un grande campione, Cristian Ghedina, la sua simpatica parlata, un sorriso accattivante, un corpo niente male con cosce di marmo! Le nostre pettorine riportano la sua firma e mi sento ancora la sua grande forte mano tra la mia quando l'ho salutato con due sonori bacioni sulle guance!

Ora la mia pettorina è ancora più preziosa avendo fatto aggiungere l'autografo delle guide che mi hanno fatto gustare il piacere del movimento e velocità su sci carwing, da Giorgio a Daniele e Carla.

Due parole sugli scarponi, gli ho acquistati ma per la paura di ritrovarmi a soffrire come nel 2008 quando alla mia prima esperienza di discesa ho curato e constatato tristemente che entrambe le unghie dell'alluce si sono staccate e cadute penosamente e c'è voluto un intero anno per riaverle belle e carine; dunque memore dell'accaduto ho abbondato un pochino sul numero dello scarpone ma la settimana bianca l'ho superata con una certa informazione sulla gamma di scarponi in commercio, credo che una marca giusta per me esista anzi forse due, i prossimi devono essere più di misura e soprattutto adatti ad accogliere il mio piede magro e affusolato, grazie per tutti i consigli.

In albergo non ho mancato di dimenticare la chiave-tessera della porta della mia camera, Silvana che con me è venuta a pattinare contava sul fatto che l'avessi io e così il giovedì al nostro rientro quasi a mezzanotte, ho fatto aprire a Palu, ben convinta, la stanza sbagliata, c'era Alessandro nuovo fondista, di Isernia, che non si è per niente scocciato. Palu invece scherzando sosteneva che l'avevamo tirato giù dal letto in mutande sottratto ad un sonno profondo. Ma prima di aprire quella giusta Palu mi ha fatto riflettere seriamente per non combinare un altro guaio! Tante risate un po' silenziose per non disturbare i dormienti ospiti!!

In conclusione ho percepito un'atmosfera di grande energia e voglia di migliorare tra tutte noi sciatrici, anche per il fondo tanto entusiasmo e tutti hanno raggiunto a fine settimana nuove importanti belle mete!

Florinda e Giovanna con la macchina di ghiaccio.

Marina Chiara Gelmini

E noi, proprio noi, non solo vediamo il mondo, ma lo guardiamo dai campi di sci sulle montagne più alte, dalle barche a vela su laghi e mari profondi, dai rettangoli di equitazione, dai diamanti di baseball e dai poligoni di tiro con l'arco, dalle piste di pattinaggio e dai circuiti di atletica, e ancora non abbiamo finito!
Non ci servono occhiali per vedere questo mondo meraviglioso, lo vediamo attraverso lo sport!

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