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Decima traversata dell'Eremo


Nuova impresa per il nostro nuotatore sulle lunghe distanze...

23 Luglio 2005, Reno di Leggiuno, Lago Maggiore. Inserendo queste parole su google vengono fuori solamente due numeri, 3,3 km, la distanza che separa Stresa dalla riva opposta.

Archiviato il Lario, pensando a Ottobre agli allenamenti di sprint, ora rimane una sola gara a Robertino Abutzu, la più massacrante, perché di faticosa non si può parlare, il fondo.

Servono 20 minuti di barca per approdare sulla sponda piemontese del "Maggiore", ci si infila la muta, olio canforato in abbondanza e, l'ormai famigliare colpo di pistola dà il via a quella che vuol essere la Traversata (con la T maiuscola però).

La partenza è immediata, il tandem Favini-Abutzu si butta subito nella mischia, 380 sono i partecipanti, però non molti sono quelli corretti; il solito gruppetto di 40 ingrana una marcia insostenibile ai più e, dopo 1000 metri già si definiscono le posizioni, Robertino, che alla partenza veniva guardato in maniera un po' strana perché imbracciava un bastone bianco, dà del filo da torcere ai così detti "normodotati", che, nonostante le loro abilità, si fanno trascinare su traiettorie non proprio ottimali.

Ai 2000 l'acqua è veramente fredda, l'onda si alza e costringe gli atleti a cambiare il ritmo della bracciata, Abutzu si adegua e continua puntando verso la costa per sfruttare nell'ultimo tratto la corrente, che è amica del nuotatore, se la sa sfruttare.

Ai 2800, quando ormai si comincia a delineare l'arrivo, c'è il cambio di ritmo, il driver chiama i "500", si comincia ad accelerare, anche un po' troppo, il moschettone che lega i 2 rimane chiuso ma la corda si sgancia sotto la forte tensione, nella frazione di qualche secondo un kajak dell'organizzazione piomba sulla coppia, ma, nel contempo, Favini riaggancia alla benemeglio il suo compagno e la corsa verso l'arrivo riprende.

Quando mancano 200 metri, Luca punta 4 partecipanti e costringe l'Abutzu a raschiare il barile delle energie, le gambe fanno male forse un po' troppo, le spalle vanno avanti per inerzia, sta di fatto che all'arrivo Roby è 181esimo e blocca il cronometro a 1 ora 01 minuti 09 secondi a quei 4 serve un po' più di tempo per completare l'impresa. La gioia è grande, immensa, ma la stanchezza lo è ancora di più tanto che aprire la muta diventa difficile, fortuna ci sono gli angeli della croce rossa che pensano a tutto.

"Questa traversata è nata per scherzo" dice Robertino " subito dopo quella del Lario si pensava di fare questa ma la distanza era veramente al limite delle mie possibilità, o almeno credevo 2 settimane fa; mi sono allenato duramente, ho macinato moltissimi km, circa 3,5 al giorno per una decina di giorni e poi mi sono ritrovato qui. Sono veramente contento del tempo che ho ottenuto, si pensava di stare sull'ora e 10 però sono riuscito a fare molto meglio e soprattutto sono felicissimo di aver tenuto dietro di me dei triatleti, gente che in una sola gara fa nuoto,bici e corsa e che quindi ha fiato da vendere. Come sempre vorrei ringraziare l'organizzazione che è stata estremamente disponibile, appena sono arrivato al tavolo per confermare la mia iscrizione Dario capo organizzatore, il responsabile della croce rossa e uomini delle forze dell'ordine si sono accordate con me e Luca per darci un occhio particolare durante la traversata, è stato un gesto che ho apprezzato tantissimo e soprattutto per tutta l'ora una kajak e un motoscafo della Guardia di Finanza ci ha affiancati nel caso ce ne fosse stata necessità."

"Vorrei inoltre aggiungere che, da quando ho trovato una persona che mi accompagna in questo genere d'imprese, sto rivalutando moltissimo la mia situazione, mi sento parte di un gruppo molto affiatato, rido e scherzo con i miei compagni di squadra e mi sento completamente alla pari, non soltanto fuori dall'acqua ma anche nell'acqua. Invito quindi tutti i non vedenti a farsi avanti, ciò non vuole assolutamente essere una sfida, bensì uno sprono per nuotare insieme e per dimostrare a se stessi in primis e agli altri subito dopo che il nostro è si un handicap ma non così limitante se si hanno persone fidate al proprio fianco."

I "vecchi" di questo paese dicevano "quando saprai attraversare il lago a nuoto, potrai dire di essere un buon nuotatore" ... Abutzu lo è.

Roberto Abutzu
"Un ciao a tutti e buona nuotata ".

Indice articoli del 2005

E noi, proprio noi, non solo vediamo il mondo, ma lo guardiamo dai campi di sci sulle montagne più alte, dalle barche a vela su laghi e mari profondi, dai rettangoli di equitazione, dai diamanti di baseball e dai poligoni di tiro con l'arco, dalle piste di pattinaggio e dai circuiti di atletica, e ancora non abbiamo finito!
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