Il racconto di una giornata memorabile
5 Febbraio 2026
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Ci sono emozioni che sono difficili da raccontare e una di queste, è portare la fiaccola olimpica come tedofora nell’ambito della staffetta di Milano-Cortina 2026.
Un momento che non dimenticherò mai, reso ancora più bello perché condiviso con un gruppo di persone che, come me, sono legate all’Istituto dei Ciechi di Milano, all'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e al GSD Non Vedenti Milano.
Il nostro era un gruppo davvero eterogeneo e inclusivo, tra di noi c’erano persone cieche, ipovedenti, vedenti e anche alcuni cani guida! Persone di età diverse, storie diverse, accomunate dall’idea dello sport come occasione di crescita e condivisione.
La partecipazione del nostro gruppo è stata possibile grazie all’impegno dell’Istituto dei Ciechi di Milano e in particolare a Francesco Cusati, presidente del GSD non Vedenti Milano che si è adoperato per rendere concreto questo sogno.
Il 5 febbraio con un sole caldo che sembrava sorriderci, ha preso vita la nostra esperienza da tedofori.
Tutto è iniziato con un briefing durante il quale abbiamo ascoltato le istruzioni su come disporci, abbiamo ritirato le divise ufficiali e abbiamo cercato di prepararci mentalmente a vivere qualcosa di incredibile.
Poi, il primo momento condiviso, la foto di gruppo, uno scatto che racchiudeva attese, sorrisi e tanta emozione. Da lì, pochi passi ci separavano dal punto di partenza.
La torcia tardava ad arrivare, ma quel tempo sospeso è diventato un momento prezioso. Abbiamo riso, scambiato parole con familiari, amici, c’erano persone venute lì solo per il piacere di esserci, di sentire quel calore, di condividere quel passaggio di luce. Ed è proprio in quell’attesa che ho capito che stavamo vivendo qualcosa di grande e difficilmente ripetibile.
Ad aprire la nostra staffetta sono stata proprio io, con il torch kiss: un gesto intenso e con una grande valenza simbolica. Ho avuto l’onore di viverlo da atleta paralimpica, dopo aver partecipato ai Giochi di Londra 2012 e Rio 2016 nel canottaggio — eppure, nonostante le tante emozioni vissute durante la mia carriera sportiva, quel momento ha avuto qualcosa di unico.
A chiudere la staffetta, Martina Rabbolini, giovane, determinata, anche lei atleta paralimpica del nuoto, con la sua forza contagiosa.
Accanto a me, nel momento del torc kiss, c’era Grey, il mio inseparabile compagno a quattro zampe sempre con me in ogni passo importante e Michele – il mio allenatore ai tempi delle Paralimpiadi di Londra che ancora una volta era lì a sostenermi come allora.
Quella torcia, tra le nostre mani, ha rappresentato molto più della luce olimpica, è stato un simbolo di possibilità, di appartenenza e l’abbiamo portata con orgoglio, tutti insieme.
di Florinda Trombetta
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